5 e 8 Per Mille

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La somma ricevuta dalla Chiesa cattolica deve essere impiegata “per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo”, così come previsto dall’art. 48 della L. 222/1985. Ogni anno viene pubblicato un resoconto riassuntivo delle spese, che riporta la distribuzione dei fondi tra le voci principali, senza elencare in dettaglio i progetti finanziati e la spesa corrispondente. Un rendiconto riassuntivo con la ripartizione per ciascuno degli anni 1990-2007 è pubblicato sul sito CEI, segnalato in calce.
Negli anni 2006 e 2007 la somma, pari in media a 960 milioni di euro (comprensivo di arretrati degli anni precedenti), è stata ripartita nel modo seguente.
35% – sostentamento dei sacerdoti (La Chiesa cattolica stabilisce che in base al principio di perequazione, al netto delle trattenute IRPEF un giovane sacerdote riceva uno stipendio di 852,93 €/mese per 12 mensilità[9][10] ripartito come segue: contributo dalla parrocchia di cui è pastore (0,036 centesimi i vice-parroci; 0,07 centesimi i parroci per ogni abitante, ad esempio per una parrocchia di 8000 abitanti il vice-parroco riceve 289,00 € al mese, il parroco 578,00 €)
eventuali altri stipendi (ad esempio se insegna):qualora, la somma del contributo della parrocchia ed eventuali altri stipendi, non raggiungano gli 852,93 €/mese, si attinge dall’8 per mille. A ciò si aggiungono eventuali scatti di anzianità e di carriera, un vescovo vicino alla pensione riceve al massimo 1308,57 €/mese.
20% – interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo
I criteri di selezione dei progetti finanziati all’estero e il comitato scientifico responsabile della gestione sono pubblici[11]. Il cardinale Attilio Nicora, già presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, auspica un incremento di tale percentuale.[12] 16% – alle diocesi (metà distribuito in parti uguali alle 226 diocesi e l’altra metà ripartita in proporzione al numero degli abitanti). Le iniziative diocesane si articolano a loro volta in moltissime voci, anche di tipo sociale e caritativo.[senza fonte]
12% – nuova edilizia di culto
Per quanto riguarda l’edilizia di culto si osservi che la CEI fornisce un contributo (che di regola non deve superare il 75%). Restano perciò in carico alle parrocchie e alle diocesi non solo le quote restanti ma anche il costo integrale delle opere non finanziabili dalla CEI (lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, impianti sportivi e cine-teatrali, sistemazioni esterne, impianti di sicurezza e di ristoro, ecc.). 10% – altre iniziative nazionali (fondo per la catechesi, tribunali ecclesiastici, ecc.). La Chiesa cattolica ha speso nel 2008 il 2,33% in pubblicità (€ 21.628.882) [13].
8% – beni culturali ecclesiastici.

La somma ricevuta dalla Chiesa cattolica deve essere impiegata “per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo”, così come previsto dall’art. 48 della L. 222/1985. Ogni anno viene pubblicato un resoconto riassuntivo delle spese, che riporta la distribuzione dei fondi tra le voci principali, senza elencare in dettaglio i progetti finanziati e la spesa corrispondente. Un rendiconto riassuntivo con la ripartizione per ciascuno degli anni 1990-2007 è pubblicato sul sito CEI, segnalato in calce. Negli anni 2006 e 2007 la somma, pari in media a 960 milioni di euro (comprensivo di arretrati degli anni precedenti), è stata ripartita nel modo seguente. 35% – sostentamento dei sacerdoti (La Chiesa cattolica stabilisce che in base al principio di perequazione, al netto delle trattenute IRPEF un giovane sacerdote riceva uno stipendio di 852,93 €/mese per 12 mensilità[9][10] ripartito come segue: contributo dalla parrocchia di cui è pastore (0,036 centesimi i vice-parroci; 0,07 centesimi i parroci per ogni abitante, ad esempio per una parrocchia di 8000 abitanti il vice-parroco riceve 289,00 € al mese, il parroco 578,00 €) eventuali altri stipendi (ad esempio se insegna):qualora, la somma del contributo della parrocchia ed eventuali altri stipendi, non raggiungano gli 852,93 €/mese, si attinge dall’8 per mille. A ciò si aggiungono eventuali scatti di anzianità e di carriera, un vescovo vicino alla pensione riceve al massimo 1308,57 €/mese. 20% – interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo I criteri di selezione dei progetti finanziati all’estero e il comitato scientifico responsabile della gestione sono pubblici[11]. Il cardinale Attilio Nicora, già presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, auspica un incremento di tale percentuale.[12] 16% – alle diocesi (metà distribuito in parti uguali alle 226 diocesi e l’altra metà ripartita in proporzione al numero degli abitanti). Le iniziative diocesane si articolano a loro volta in moltissime voci, anche di tipo sociale e caritativo.[senza fonte] 12% – nuova edilizia di culto Per quanto riguarda l’edilizia di culto si osservi che la CEI fornisce un contributo (che di regola non deve superare il 75%). Restano perciò in carico alle parrocchie e alle diocesi non solo le quote restanti ma anche il costo integrale delle opere non finanziabili dalla CEI (lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, impianti sportivi e cine-teatrali, sistemazioni esterne, impianti di sicurezza e di ristoro, ecc.). 10% – altre iniziative nazionali (fondo per la catechesi, tribunali ecclesiastici, ecc.). La Chiesa cattolica ha speso nel 2008 il 2,33% in pubblicità (€ 21.628.882) [13]. 8% – beni culturali ecclesiastici.

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